Il mare unico dello Jonio Cosentino...

 

È certamente complicato descrivere il mare dello Jonio Cosentino. Il rischio alto, quasi certo, è quello che il lettore non riuscirà comunque ad immaginare cosa sia davvero. Il mare dello Jonio Cosentino è blu come le sue bandiere, è un bicchiere di cristallo. Uno specchio di acqua limpida che, in più momenti può dare facilmente l’impressione che è inverosimile, perché non credibile.

Nella realtà è ancora meglio di quanto si possa immaginare: ma per apprezzare questo mare, generoso con i visitatori così come le comunità del luogo, è necessario incontrarlo e viverlo. Solo così è facile comprendere quanto sia difficile raccontare la magica esperienza di un tuffo nelle acque del mare dello Jonio Cosentino.

In queste acque è facile scoprire fondali mozzafiato, incontrare anche sottoscosta il passaggio dei delfini o incontrare una tartaruga “Caretta caretta” mentre si dirige sulla costa per depositare le uova.

Le ampie e pulite spiagge libere sembrano deserti quanto mai affascinanti e generano nel visitatore la convinzione d’essere privilegiati una volta immersi nei lunghi tratti di costa, spesso incontaminata, dove la sabbia finisce nella spontaneità dei gigli marini bianchi in fiore e verdi piante di liquirizia.

Nel pieno della stagione estiva, nelle ore più calde della giornata, è molto frequente sdraiarsi al sole in compagnia di una brezza leggera e fresca che rende piacevole ed unica ogni vacanza.

Il mare e le spiagge dello Jonio Cosentino sono uno spreco di bellezza che riescono a provocare emozioni forti in ogni visitatore. La passione e la magia che governava questi luoghi, insieme all’umanità e alla cultura dello Jonio Cosentino, commuove e stupisce.

Come la luna che di notte si specchia nel mare ed illumina i tuffi notturni di quanti, neanche con il buio, riescono a separarsi da queste spiagge e da queste acque meravigliose.
 

 

La secca di Amendalara presenta un fondale stupendo. Questo banco - una grossa secca a undici miglia marine a nord-est di Trebisacce con fondali che vanno da un minimo di sette metri ad un massimo di venticinque - era praticamente sconosciuto fino al 1936 e nessun portolano lo segnalava. Venne scoperto proprio in quell’anno durante alcune ricerche scientifiche condotte da una nave della marina militare e dopo alcuni dragaggi fu rinvenuta anche un’ancora di tipo siracusano del 1V secolo a. C. insieme ad alcuni relitti lignei.