La Storia dello Jonio Cosentino

 

I ritrovamenti di utensili e resti di ceramiche che sono avvenuti nelle Grotte Carsiche di Sant'Angelo (oggi aperte al pubblico), nel comune di Cassano All’Ionio insieme alla necropoli in località Agretto di Castiglione di Paludi, con circa 50 tombe a fossa, le pietre dell’Incavallicata di Campana ed il paese di Scala Coeli con i ritrovamenti in località Castelluccio, le necropoli di Amendolara e Francavilla Marittima e l’area archeologica di Trebisacce testimoniano e comprovano l’esistenza di piccole comunità umane presenti nel territorio dello Jonio Cosentino che risalgono all’età del Bronzo Medio e quella del Ferro (X-IX sec. a. C.), nel periodo Neolitico.

Tuttavia, i più importanti insediamenti umani vengono fatti risalire agli Enotri, che intorno al 1700 a.C. colonizzarono le terre dello Jonio Cosentino, ricoprendo le sue valli e i fianchi montuosi di vigneti.

Importante avvenimento storico, per questa terra, fu lo sbarco dei Greci nell’VIII secolo a.C.. La colonizzazione greca ebbe inizio intorno alla fine del VIII secolo a.C., quando i coloni greci, incoraggiati dalla possibilità di sfruttare dal punto di vista agricolo la parte costiera e pianeggiante, approdarono sulle coste ioniche della Penisola italiana. Fu l’inizio di una civiltà splendida, testimoniata anche dalla nascita della vicina città di Sybaris, divenuta una sorta di capitale del mondo mediterraneo nei secoli VII e VI a.C., importante centro commerciale e culturale dal quale l’intera regione si inseriva nelle rotte commerciali che andavano dall’Asia Minore all’Etruria.

Da qui in poi la storia dell’ Alto Ionio è un susseguirsi di splendori e decadenze.

Successivamente, nello Jonio Cosentino, si affermarono i Brettii o Bruzi, i Romani, i Saraceni, i Bizantini, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini e poi gli Aragonesi, i Borboni prima dell’Unità d’Italia.

Le tante dominazioni sullo Jonio Cosentino sono di certo merito dell’esposizione di questo territorio che è collocato nel cuore del Mediterraneo. Le diverse influenze che queste dominazioni hanno avuto sullo Jonio Cosentino rendono questo luogo unico nell’intero continente europeo e degno di essere visitato e vissuto.
 

 

Il Codex Purpureus Rossanensis è un manoscritto onciale greco del VI secolo, conservato nel Museo Diocesano e del Codex di Rossano e contenente un evangeliario con testi di Matteo e Marco. Deve l'aggettivo "Purpureus" al fatto che le sue pagine sono rossastre (in latino purpureus), e contiene una serie di miniature che ne fanno uno dei più antichi manoscritti miniati del Nuovo Testamento conservatisi. Nell'ottobre del 2015 è stato riconosciuto quale Patrimonio dell'umanità ed inserito dall'Unesco tra i 47 nuovi documenti del Registro della memoria mondiale.